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Le città intelligenti non esistono

Le città intelligenti esistono?

In collaborazione con
Con il patrocinio di
White paper: adaptive cities

Le città sono il fulcro dell’economia globale ed il luogo di maggiore espressione della società moderna e da anni la loro trasformazione è legata al tema delle Smart cities. Città intelligenti, in cui digitale e tecnologia completano l’infrastruttura fisica urbana per “potenziarla” e completarla.

Ma possiamo definire davvero le città intelligenti?
O piuttosto le abbiamo riempite di tecnologia intelligente creando applicativi scollati dalla realtà
e dalla “intelligenza” dei cittadini?

Lo scopo di questo white paper è quello di andare oltre la definizione di Smart city, indicando un modello, quello della Città Adattiva, ed un metodo per dare vita alla sua evoluzione, fondato su contextual design e innovation management.
Abbiamo condotto una ricerca che fondesse elementi di urbanistica, design e gestione dell’innovazione per delineare un paradigma di città caratterizzato da fluidità, capacità di adattamento allo spazio e agli utenti e fondato sulla centralità della persona.

In questa idea di città la tecnologia riveste un ruolo trasversale e di fattore abilitante, ma non è il punto di partenza. Il punto di partenza è l’utente, con i suoi bisogni e le sue caratteristiche, ma anche la città stessa, con le sue identità e le sue peculiarità.
La convinzione che l’anima delle città non risieda nei suoi elementi “fisici”, ma nelle interazioni tra i cittadini e le mura, tra i cittadini ed il corpo urbano, ci fa dire che
le città intelligenti non esistono.

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Esistono piuttosto Città Adattive in cui la tecnologia è un fattore abilitante per liberare le energie e le intelligenze dei cittadini e migliorare la qualità della vita delle persone.

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